MEDSAIL
[Mediterranean ecologies and co-design through the sailing art inclusive lab]
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MEDSAIL (Mediterranean Ecologies and co-Design through the Sailing Art Inclusive Lab), progetto vincitore della seconda Open Call per iniziative di arte partecipata del programma Horizon Europe, PartArt4OW* (Participatory Art for Society Engagement with Ocean and Water), mira a trasformare il litorale occidentale – dal centro città a Bagnoli e Nisida – in un “laboratorio itinerante” di arte partecipativa dove residenti, artisti e scienziati collaborano per promuovere una cultura dell’oceano e dell’ambiente socio-ecologicamente inclusiva.
Coordinato dal Dipartimento di Architettura (DiARC) dell’Università Federico II di Napoli (resp. prof. Michelangelo Russo) e dal partner Collettivo Zero APS con la collaborazione del DICEA – Laboratorio LARA e, MEDSAIL adotta un approccio di Participatory Action Research e Living Lab, integrando seminari interdisciplinari, mappature partecipative, incontri multi-attore e residenze artistiche con gruppi sottorappresentati per dare voce alle minoranze emarginate e indagare le forme invisibili di inquinamento che colpiscono la costa.
Il Sailing Lab
MEDSAIL non è solo una missione scientifica, ma un esperimento di co-design mediterraneo. Attraverso un “Sailing Lab” (un laboratorio itinerante su barca a vela), il progetto intende connettere artisti, scienziati, ricercatori e comunità locali in tutta Europa, per ripensare il rapporto con l’ecosistema marino, rafforzando approcci partecipativi alla sostenibilità degli oceani e delle acque interne. A Napoli, il litorale a ovest della città sarà il cuore dell’azione, trasformando le sfide ambientali in nuove narrazioni collettive.
Il Sailing Lab si svolge a bordo di un’imbarcazione a vela completamente attrezzata che funge da ponte fisico e simbolico tra le iniziative/pratiche artistiche partecipative (PAI) e le comunità. Navigando lungo le coste del bacino Mediterraneo durante l’estate del 2026, documenterà i progetti in corso, ospiterà attività di ricerca e divulgazione e favorirà lo scambio di conoscenze tra territori diversi, rendendo accessibili storie, pratiche e risultati delle iniziative sostenute. L’obiettivo del progetto è trasformare il “Sailing Lab” in uno strumento di ricerca sociale e attivismo artistico per la salvaguardia dei nostri mari, in una piattaforma di contro-narrazione per denunciare le ferite ambientali del Mediterraneo e rivendicare il diritto alla salute delle comunità costiere.
Il progetto prevede la partecipazione di due artiste, Maria Giovanna Abbate e Teresa Antignani, nonché la collaborazione di molteplici enti e associazioni del territorio – IPM di Nisida, Stazione Zoologica Anton Dohrn.
L’area di intervento si concentra sul litorale di Bagnoli-Coroglio, parte di un Sito di Interesse Nazionale (SIN) che si estende per 249 ettari di terra e 1.433 di mare. Qui, la persistenza della contaminazione industriale si intreccia oggi con nuove tensioni istituzionali: il dibattito sulla rigenerazione urbana è infatti tornato incandescente in relazione alla 38ª edizione dell’America’s Cup, prevista a Napoli nel 2027, la cui organizzazione sta accelerandolterando i progetti di trasformazione del territorio.
In questo scenario di “fragilità multilivello”, MEDSAIL interviene per ricucire il rapporto tra decisione tecnica e deliberazione pubblica, trasformando l’arte in uno strumento di mediazione spaziale e cognitiva, capace di rendere visibili le relazioni complesse tra contaminazione, accessibilità e trasformazione urbana.
Le Residenze Artistiche
Sotto la direzione di Collettivo Zero APS, due residenze artistiche coinvolgeranno gruppi sottorappresentati per trasformare i dati ambientali, elaborati dal DiARC con il supporto del DICEA e/o con i cittadini, in narrazioni collettive:
- Teresa Antignani coinvolgerà le donne dei quartieri di Coroglio e Bagnoli, indagando come le comunità locali possano accedere alle informazioni ambientali e influenzare i processi decisionali.
- Maria Giovanna Abbate collaborerà con i giovani dell’Istituto Penale Minorile di Nisida, portando il tema dell’ecologia marina oltre le barriere dell’isolamento sociale. Il mare, che per i ragazzi è una visione negata dalla reclusione, diventa il luogo di una co-progettazione che unisce dati tecnici sulla tossicità delle acque e desiderio di libertà.
